mercoledì 14 dicembre 2011

Sesta Lezione 13-12-2011

Eccoci all'appuntamento dove a chi frega qualcosa dell'argomento si appropria di brevi nozioni del corso di scrittura a scrocco dalla sottoscritta...tanto sono io quella che paga un botto! ma va benissimo così!  ;) 

A parte gli scherzi, il compito per ieri era quello di scrivere qualcosa in terza persona dove il personaggio "vuole veramente qualcosa" seguendo uno schema spiegato nelle volte precedenti...
Il mio manco a dirlo era il grafico più triste! La storia parte male e finisce sempre peggio..all'infinito!!
Direi che non mi smentisco!
Mi han detto che sono riuscita a far un buon lavoro e che ho un potere di sintesi tale da far capire con poco il tanto!! La mia pillolina di complimento me la son presa ed è entrata in circolo al volo!

Ps: Sentir associare il "con poche parole" al mio nome mi ha fatto provare un brivido di stupore considerando che io sono tutto tranne che sintetica! Sono pallosa e logorroica semmai...ma anche per me c'è speranza e sto migliorando amici! L'imposizione di una sola pagina mi sta facendo bene!!

Che peccato!! Era un uomo!

di Tesini Lisa

Voleva solo un avversario!
Uno di quelli con cui vale la pena lottare fino all'ultimo, con cui morire con dignità se necessario, con cui guardarsi fissi negli occhi esprimendo un odio fondato.
Terence non trovava pane per i suoi denti.
Conobbe la gente più disparata ma nessuno era in grado di stimolare la rimbombante voglia di vendetta contro l'uomo.
Ce l'aveva con le moltitudini d'immagini che non raffiguravano il suo volto.
Voleva riscattare l'impulso d’essere coscientemente diverso.
Testa calda fin da ragazzo, scontroso e perennemente abbandonato nell’insolenza.
Divenne l'amico indispensabile di sé, il tavolo su cui complottare piani dettagliati e lo scudo per l'ipotetico antagonista.
A Londra ci andò con la speranza d'incontrare delle strambe ragioni umane irrisolte, qualcuno da seguire nel vicolo, qualche disperato a passeggio con miseria e libertà. 
Voleva ricompensare l'errore primitivo con l'addio forzato di una vittima.
Il sacrificio di un solo individuo sarebbe stato l'esempio concreto di un nuovo indirizzamento di massa.
L'assurdità delle blande giornate rappresentavano un machete che picchiettava sul cervello ormai stanco e sugli occhi appesantiti dalla ricerca insana.
Incontrava i fenomeni atteggiarsi, le frasi famose ripetersi, le insegne tirate a festa, i dubbi mascherati da certezze e le scritte mai taciute.
Era tutto talmente finto e voglioso di vita estrema che non avrebbe avuto un senso sbarazzarsene: il contorno affievolisce senza l'imposizione altrui.
Lui cercava autenticità e basi solide.
Terence, ogni sera, si rifugiava nella spoglia stanza in affitto, mangiava per far contente le raccomandazioni della mamma lontana, beveva un caffè senza piattino e cucchiaino e sedeva nel terrazzo che dava sulla strada dei locali strillanti.
Odiava quel baccano e si chiedeva perché mai le case non vengono mostrare ai futuri inquilini sia col sole che col buio.
Le prospettive cambiano, la rabbia o il sollazzo pure.
Non poteva più resistere in balìa del mondo avverso. Era arrivato il momento di agire davvero.
Ingoiato dal ricordo estrasse (dalla 24 ore più scadente sul mercato) il contratto portante il nome "Terence Hill" e con un'occhiata confermò la veridicità della sua firma.
Aveva commesso gli sbagli peggiori : giudicare chi al suo appello non aveva un nome, cercare ovunque l'impossibile, predicare l'errore cercando di tacere l'inadeguatezza, diventare agente immobiliare e suo stesso cliente.
La perfezione di un lavoro nato dalla ricerca dell’imposizione del bello divenne l'agonia e lo scontro continuo con il prossimo.
La sua inutile passione lo portò ad individuare in lui l'unico giudizio che valesse la pena condannare.
Tra le pentole antiaderenti e le scatolette di fagioli si accorse che non era altro che un "uomo".
Quel soggetto non ben definito che voleva eliminare e quel alter ego che vagava sottomesso dal perimetro terrestre e dall'area degli sguardi dormiva nel suo stesso letto da 37 anni.
Imbarazzato dalla scoperta della convinzione di non essere l'eroe dei mondi, si sentì un Borderline sconsolato senza una stretta dalla stessa mano.
Fece ritorno a Torino, la sua città natale, dove un pranzo di benvenuto lo avrebbe accolto ad alette di sugo aperte, dove il parentado avrebbe sbavato sull’avventura inventata, dove il cane l'avrebbe snobbato per le scarse attenzioni negli ultimi mesi, dove l'agenzia gli avrebbe rammentato l'ordine e i sorrisi finti da adoperare con le pecore tra i lupi.
Era una vita commiserevole, senza lotta, fatta di stimoli comuni, banali e con i medesimi rituali.
L'avversario migliore portava il nome della sconfitta.
Avrebbe dovuto non affliggersi per l’incompiuto dei suoi fini, avrebbe dovuto capire le sfumature e non fermarsi ai corpi venduti in blocchi da 2, avrebbe dovuto scavare perché un sogno va coltivato.
Scavi, semini, coltivi e vedi crescere.
Perdersi e rinunciare ad uno status di felicità partecipata fu una Colt calibro 45 alla tempia.
Era l'omonimo del famoso Terence Hill e non lo chiamavano Trinità.
Non era lui il migliore del West.

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Ieri sera Marco ci ha letto un pezzo davvero carino di Carver "I vicini". Consiglio vivamente per la perfetta stesura.
Lezione incentrata sul conflitto, sul fatto che questo elemento c'è sempre tra le righe di ciò che leggiamo perchè è il condimento che fa storia e che danneggia gli equilibri.
Abbiamo percepito il valore che può avere la suspance mescolta al rapporto che un lettore può avere con qualcuno che sta compiendo un gesto "che non si fà", un'azione per la quale non si deve esser scoperti ecc...
Si fa il tifo per chi ci risveglia un'emozione, per chi ci porta nella paura di esser beccati con le mani nella marmellata!
Il mistero e il segreto.
Ecco che per la prossima volta dobbiamo scrivere qualcosa sui segreti svelati o non svelati.
Meravigliaaaaaaaa! 
Non ci ho mai pensato...! vediamo bene cosa ne esce!
Baciuz

martedì 13 dicembre 2011

L'italia non sa fare informazione.

Se c'è una cosa che mi disgusta in particolar modo dell'Italia è l'informazione, i media, la tv e tutto quello che ha a che fare con questo circolo vizioso che non si limita a dare notizie ma a creare su queste una forma indecente e schifosa di indagine che punta all'osso.
Faccio questo pensiero per il ragazzo morto nella vicenza del palco caduto per il concerto di Jovanotti.
Mi chiedo cosa serva dire che lui prendeva 5 euro all'ora. Cosa interessa?? e a chi?? Non era in nero, era un contratto che aveva firmato lui perciò sapeva che si faceva il culo per guadagnare un pacchetto di sigarette ogni 60 minuti!
Adesso questi 5 euro diventeranno più importanti della sua morte, diventeranno una polemica assurda.
Uno se firma si presume che legga prima e si pensa anche che sia cosciente di ciò che fa, le responsabilità ecc...perchè deve essere un problema di altri? Io non capisco.
Quello che voglio anche dire è che non serve prendere di esempio la morte di un ventenne per fare polemica sugli stipendi. La gente vive a stento, la maggior parte degli stipendi serve solo per l'affitto e le bollette, gli sfizi che uno vorrebbe togliersi probabilmente sono vecchi ricordi ecc...si sa che questa è la realtà!
Ma chi di dovere dovrebbe agire per migliorare queste situazioni in modo tale da non dar pane a cui mangiare ai giornalisti su certi argomenti!
Si dovrebbe vivere dignitosamente e non discutere su come uno vive con pochi soldi e farlo passare per sfruttato, soppratutto ora che è morto. Uno si adatta per forza, cosa vuoi che faccia?? Sa benissimo che forse fa una vita di merda, e dunque? Ha opzioni 1 2 e 3?? Non credo!
Da scendere a compromessi e godersi i propri giorni in modo "umano" ce ne passa di acqua sotto i ponti!
Invece di fare informazione inutile pensate ad intervistare e a far parlare quelle capre al governo per risolvere il problema a monte e lasciate stare chi non ha più modo di difendere le proprie idee.


Scappare.

Ho sempre trovato complicato spiegarmi la parola "scappare": è sempre stato un verbo irrisolto.
Può voler dire tante cose perchè, infondo, uno fugge per svariati motivi o semplicemente per vigliaccheria.
Io voglio credere che le scelte siano dovute dai motivi: avrebbe più senso.
Ma la gente si dilegua in continuazione secondo me.
Anche chi crede di esser statico ha sempre il bisogno di andare altrove e di sapere che anche per lui esiste una via di fuga, nascosta da qualche parte, pronta a impadronirsi di lui.
A volte si corre talmente tanto che si ha la sensazione di rimanere fermi. E' la solita storia degli estremi come il ghiaccio troppo freddo che scotta.
Io quando velocizzo ogni cosa mi pare di vivere la giusta dimensione, trovo un equilibrio mio e ci sto bene...Poi arriva un momento che mi sento stanca, che mi va di bere o semplicemente sedermi e lì inizia la vaga ricerca di qualcosa che non è quello che cercavo fino a poco prima..forse.
E' lì che uno si sente perso perchè finchè vai tutto è perfetto, tutto entra nella categoria "giusto".
Quando prendi fiato inizi a ragionare veramente e non sei più trasportato dall'inerzia ma dal cuore..per il più delle volte.
Scappare mi pare comunque plausibile e umano. Lo fa chiunque. Uomo o donna :soggetti che nel Dna hanno la paura che fa ritirare in sè la voglia di rischiare.
Se penso a me ho un'idea un pò offuscata. Mi chiedo se io me la sia mai svignata da qualcosa.
A volte mi rispondo di no. Infondo ho lottato quasi sempre per ciò che volevo nonostante le porte in faccia e le prese per il culo. A volte mi rispondo di sì. Probabilmente sto scappando da una vita e mi faccio rincorrere dai fantasmi che non voglio prendere di petto.
Per cui? Siamo al punto di partenza.
Questa è una di quelle domande esistenziali da aggiungere alla lista!



lunedì 12 dicembre 2011

La mia Santa Lucia

La mia Santa Lucia eri sempre tu.
Quando preparavo i biscotti e il latte caldo da mettere sullo zerbino per scaldarti dal lungo viaggio fino a me.
Quando suonavi la campanella e sentivo un mix tra paura e gioia.
Quando correvo fuori ma eri nascosta dietro alla siepe per non farti beccare.
Quando mentre dormivo mi attaccavi un nastrino al polso e alla mattina lo seguivo per tutta la casa perchè sapevo mi avrebbe portato al regalo..che era in sala..sempre!
Quando ti scrivevo le mie prime lettere e non osavo chiedere tanto perchè mi sentivo un pò in colpa a volere troppo.
Quando ho iniziato a capire che oltre ad essere la persona più importante della mia vita, ancora adesso, eri anche la donna misteriosa che esaudiva i miei desideri.
Quando calavano le suspance da bambina ma rimanevano comunque caramelle e carbone ...e ne mangiavo si e no 1/4 perchè non andavo pazza per questi dolci e chiedevo se era possibile avere mandarini per l'anno successivo!
Quando essere nonna è fondamentale per una bambina perchè le dai la possibilità di vivere nelle favole.
Nella sera del 12 dicembre, oggi, sto qua a pensare come vorrei rivivere quelle sensazioni che non torneranno mai più.
E' di rito che le cose belle succedano per un periodo troppo breve nella vita di tutti noi. E' ovvio che mi sarebbero mancate queste ore di attesa e di non sonno per l'eccitazione di aprire un pacchetto al mattino.
Sono qui in cucina dai miei, esattamente nello stesso punto dove preparavo le provviste per l'asinello! Mi sento un pò scema e immersa nei ricordi fino al collo...ed ho 28 anni!
Che ho anche gli occhi lucidi mi pare scontato.
Come vorrei sentire il tuo odore quando correvo nel tuo letto e mi stringevi fortissimo tra i kili di piumone e i cuscini "sprofondosi". Lì si che esisteva il paradiso. Quello mio.
Sembra quasi uno scherzo del destino che tu mi abbia lasciato qui su questa terra che spesso non sa di me e sulla quale non facilmente trovo il mio nascondiglio, proprio in questi giorni.
La verità è che nessun giorno sarebbe stato adatto ad un addio.
Io ho paura di perdere le persone e ti tengo viva così, anche scrivendo su questo blog che nemmeno hai mai visto, che non guarderai mai...
Sei tu la mia Santa Lucia preferita. Mi manchi nonna.
A giorni è uno strazio che non passa mai.
Oggi è così.
Dormo e aspetto te.

Dimensione

Sei la mia dimensione libera:
terrestre e al di là delle nuvole.
A pochi centimentri da me
infrangi le barriere e 
costruisci il giorno.
Lo stupore della dignità
suona a questa porta 
fa tacere le voci
e rende pacata la libertà.


Cerchi nell'acqua -Paolo Benvegnù-


Come sempre in Italia si sottovalutano o ancor meglio si snobbano persone che fanno qualche differenza in più rispetto alle solite cose...ecco un esempio di ciò che intendo:




...frantumare le distanze. superare resistenze...e riconoscersi per creare. camminare senza chiedersi perché.il tuo viso le mie mani sono la stessa gioia immensa...è luce invisibile da succhiare. camminare senza chiedersi perché.e fermarsi un istante per considerare,che il respiro è un dettaglio che ci rende uguali...come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare e si infrangono...frantumare le distanze. superare le esistenze...e riconoscersi per creare. camminare senza chiedersi perché.e fermarsi un istante per considerare,che ogni istante si scioglie in quello a venire,come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare...e si infrangono...

Un pensiero va a te...
come fosse ieri...